Scegliere un titolo non è cosa semplice. In genere esso è un punto d’arrivo, qualcosa che rimane impresso nella mente di chi legge. A volte si discosta dal contenuto, altre invece, è perfettamente attinente.
Maria Pia Patriarca è rimasta fedele ai propri intenti e con la coerenza che la contraddistingue, ha scelto il seguente: Avi. Angeli, in terra.
E non a caso ha collocato la serie di opere che espone a Laipacco, luogo originario della sua famiglia. Un omaggio, come lei stessa lo definisce, agli antenati. E già questo è sufficiente a ribadire il senso del rispetto per le proprie radici e la propria stirpe. Termini oggi usati raramente e relegati a fugaci ricordi. Ecco allora il significato di questo gesto: non il ritorno al passato bensì la consapevolezza del suo valore.
Sono con noi; l’artista li definisce angeli, e noi li percepiamo come presenze colte nel momento in cui riaffiorano alla memoria.

Tecnicamente

In occasione di questa esposizione l’artista presenta un tema nuovo: gli angeli. Ed ecco apparire la figura e ampliarsi la gamma dei colori che spaziano in una miriade di tinte vivaci.
Lo spatolato veneziano: tecnica caratterizzata da ripetute stratificazioni di materia pittorica. Il risultato è una superficie traslucida, ricca di riverberi che conferiscono profondità all’immagine.
Non è presente alcun disegno preparatorio, la stesura è diretta, ma avviene in tempi diversi.
Perché, segno distintivo dell’artista, è proprio la contemporaneità tra fase ideativa ed esecutiva. Vale a dire che il contenuto emerge nel farsi dell’opera. E non potrebbe essere altrimenti, poiché il gesto pittorico è sia momento di realizzazione, sia di riflessione e di ascolto.
Per tale motivo non è possibile scindere il risultato finale dal procedimento esecutivo, essendo l’uno funzionale all’altro.
Per fruire al meglio del risultato è importante osservare ciascun’opera da lontano. In tal modo è possibile apprezzare la lievità di ogni soggetto e il dinamismo che permea l’intera scena.

Angeli in terra

Invitata nello studio, ho osservato questi dipinti ed ho provato un senso di familiarità. Non sapevo ancora la loro finalità, pertanto, mi ha sorpreso la coincidenza nel sentire.
L’angelo di Maria Pia Patriarca è calato in una dimensione quotidiana, non è una presenza puramente metafisica, è affabile, assume atteggiamenti comunicativi. E non per questo perde il suo significato spirituale.

Ciò dimostra che per l’autrice questi angeli sono presenze reali e non semplici astrazioni. Pertanto, nei loro gesti e nelle loro posture sono protesi verso lo spettatore. La sfera personale si manifesta nel bisogno di chiamare, di essere guidati, di credere, che si cela dietro ogni soggetto.
Ciascuna composizione presenta, inoltre, elementi simbolici dei quali ognuno è libero di chiedere o meno il significato, perchéessi scaturiscono dai mondi interiori e dalle conoscenze dell’autrice.
In senso più ampio, è possibile affermare che anche il riferimento a temi cristiani e di altre tradizioni religiose, è da intendersi come summa di simboli che l’artista ritiene significativi.
Cito, a tale proposito, Battesimo, una sorta di Trinità contemporanea dove umano e divino, cielo e terra si ricongiungono nel principio e nella fine; a conferma di quanto ricordato finora. Lo sfondo assume un ruolo importante: la materia pittorica non viene tolta e nemmeno sovrapposta; se così fosse sarebbero evidenti le incrostazioni o i solchi. Invece qui tutto è morbido e levigato, benché le stratificazioni siano ripetute. Il pigmento si scompone e si ricompone fino a giungere alla resa finale.
Da uno spazio privo di riferimenti prospettici emerge, dunque, l’immagine che è uno dei tanti valori dell’opera, ma non il principale.
Il valore risiede, infatti, nel farsi, nella reiterazione del gesto che è il tramite attraverso cui far emergere eventuali immagini.

Pertanto, la penombra dalla quale emergono gli angeli è, come affermato in precedenza, il loro riaffiorare alla mente.
In tal modo essi sono collocati in una dimensione spazio-temporale continua, nella quale tutto è connesso.
Allora si perde anche la distinzione tra presente e passato ovvero, si annulla la differenza tra visibile e non visibile.
Incontrati nel corso della propria formazione, che è il cammino di ogni essere umano, questi soggetti conducono, nel loro insieme, a una soluzione univoca: la percezione del sacro che permea l’universo.

Laipacco, 18 marzo 2012

Silvana Comelli

Marcus Gilbert Jersey